Capitolo 2 - risveglio

14.14 di un normale lunedì... “Dringggg! Dringggg!”
“Oh cazzo, la sveglia!” Saltó subito in piedi, prese in mano il
telefono e lo spense al istante. “Uffa, voglio continuare quel sogno... voglio capire che senso aveva tutto quell...”

“Dringgggg! Dringggg!” -suonó il campanello.
“Ma chi cazzo è a quest’ora....?!” Disse dirigendosi verso la porta, ancora con la faccia assonnata e i capelli scompigliati.
Aprí, ma non c’era nessuno, così andó in salotto, prese una sciarpa, se la mise al collo e scese le scale per andare a vedere chi la disturbava.
“Merda, piove!” - corse nuovamente di sopra e prese un ombrello.
Scese ancora le scale, e si recó al cancello...
“C’è nessuno?!” -nessuno rispose. Si guardo in giro, ma nulla... non vi era nemmeno l’ombra di un essere umano oltre a lei. “Oh, bhe.... che divertente si?! Fare sti scherzi...!” Mormoró infastidita voltandosi verso la porta per rientrare... quando a un tratto...
“Ehiiii!” - si sentì una voce, piccola, molto piccola. Come fa una voce a essere piccola?! Lo capirete più avanti. “Ma allora c’è qualcuno, sto diventando cieca...” e si giró nuovamente verso l’esterno.
“Okay, sto impazzendo. Non vedo nessuno, forse ho dormito troppo poco, sono stanca e sento voci...”
“Ehiiii, ma devi dare un senso sempre a tutto?!” - “Okay, ora sto impazzendo.... chi sei?! Dove sei?!”
“Abbassati rincitrullita!” - “Oh porca troia!!!” Abbassando lo sguardo vide un ometto, basso, piccolo come una baguette francese ma appetitoso come un marshmellow sciolto su un bastoncino riciclato in un faló estivo... come fa a essere un uomo appetitoso?! Indubbiamente non avete ancora capito con chi avete a che fare.
“Chi sei? O meglio... cosa sei?! No va bhe, sicuro sto ancora sognando.... vediamo che succede...” pensó. “Sono venuto fin qui per portarti un messaggio!”
“AHAHAHAHAHAHAHAHA!” - “cosa c’è da ridere?!” - “scusa, ma hai una voce tremendamente buffa! Sembra che tu abbia respirato quintali di Elio e che ti sia caramellato la lingua in una macchina per zucchero filato!” ....  “oh bhe grazie, si guardi lei, così gigante!” - “stai per caso dicendo che sono grassa?” - “sto dicendo che se dovessi paragonarla a una forma geometrica piana di certo non al paragonerei a un triangolo.” - “Allora cosa sarei?” Disse ridendo... ridendo, era da un po’ che non rideva più così di gusto, solo nei sogni riusciva ancora a farlo.... e infatti, o forse no...
“Non è importante cosa “saresti” ne tanto meno quello che sei, ascoltami....” - “mh...” pensó ecco la parte noiosa.... “ti devo portare la risposta: nessuno!” - “...eh?” - “nessuno! O almeno niente che ti deve preoccupare, alle volte ...” - lei lo interruppè. “È forse un rebus?! È un indovinello?! Il mio cervello è così tanto intelligente da creare un indovinello dentro un sogno...?! O forse sono soggiogata dal mio stesso inconscio che si fa beffa di me...?!” - “è una risposta, non un indovinello! E qui il tuo cervello non c’entra...!” - “fammi pensare...” - “è proprio questo che sbagli...” - “cosa vorresti dire?? Che questo enigma non ha una soluzione ... tutto ha una soluz....” lui la interruppe. “Basta preoccuparti, questa è la risposta al tuo indovinello!” - “in che senso?” - “sei proprio una citrulla! Non c’è niente da capire, nessun senso!” “Okay il mio cervello mi sta mettendo davvero in difficoltà...” “ancora?! Non siamo nel tuo cervello!” “Ehiii, svegliatiii! Cazzo!” - “non agitarti, va tutto bene, sono qui per aiutarti...” - “si bhe certo, un omino alto come un puffo con i capelli che non seguono nessuna legge della fisica, in qualche modo può aiutarmi a svegliarmi, in pratica una mia allucinazione indotta dalla mia...” “ferma e respira....” - “va bhe, maledetta me che ho spento il telefono... e non può suonarmi la prossima sveglia... no aspetta l’ho spento in questo sogno, quindi ho ancora speranze di scappare da questo incubo!” “E se ti dicessi che non sei intrappolata in nessun incubo?!” “Che vuoi dire?!” “Ti sento confusa...” “ovvio, questo sogno non ha senso e probabilmente sto parlando con una proiezione inconscia del mio cervello...” “spegnilo” “cosa?” “Il cervello”... e allungó la mano verso di me. “Abbassati! Prendi questa!” Le avvicinó una pillola gelatinosa, dall’aspetto di una caramella gommosa rimasta al sole troppo tempo magari in macchina in una calda giornata estiva. L’odore era particolarmente pungente, come se una macedonia di fragole fosse le fosse esplosa nel naso. “Ecco tieni, mangiala!” - “E ora ti aspetti che “accetto caramelle dagli sconosciuti?” “Lo dici tu no?! Siamo in un sogno, rilassati e goditi il momento e poi non sono uno sconosciuto no?!” “Ha un odore orribile, sinceramente la rifiuto!” “Non fare la bambina capricciosa, è una medicina... ti farà vedere meglio le cose...” “Ora stai cercando di drogarmi?! Sei forse un nano che vuole derubarmi?! Se è così sappi che hai già perso in partenza, non ho nulla di prezioso!” “Per una volta fidati... fidati del tuo istinto...”

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